Nelle proposte della Commissione europea per il settennio 2021-2027 presentate a maggio 2020, il contributo della Politica Agricola Comune (PAC) al Green Deal europeo poggia su due strategie: “Biodiversità 2030”, che prevede tra l’altro di destinare almeno il 10% del territorio agricolo ad aree per la conservazione delle specie selvatiche; e “Farm to Fork” (c.d. Strategia “Dal campo al piatto”), che introduce target importanti di riduzione degli input di fertilizzanti sintetici (del 20%), dimezzamento dell’uso di pesticidi pericolosi e antibiotici veterinari e crescita del territorio agricolo a conduzione biologica fino al 25% della Superficie Agricola Europea.

Le maggiori forze politiche del Parlamento europeo hanno invece raggiunto un accordo giudicato “disastroso” dalle maggiori associazioni ambientaliste e ONG italiane e europee, compromettendo gli obiettivi delle suddette Strategie con la modifica di alcune proposte cruciali per la riforma della PAC: dall’indebolimento dei correttivi per migliorare la sostenibilità ambientale nelle pratiche agricole, al rinvio dell’entrata in vigore a regime degli aiuti ambientali rimandata al 2025; dalla riduzione al 3% della quota di territorio da destinare ad ecosistemi naturali con l’indebolimento della “condizionalità ambientale” (ovvero l’obbligo di rispettare norme e buone pratiche agronomiche), alla riduzione della quota di spesa da riservare ad interventi climatico-ambientali a valere sul FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale). Si è inoltre deciso di non allocare un budget specifico per la protezione della biodiversità sui terreni delle aziende agricole – attraverso la creazione di stagni, siepi e piccole zone umide, come prevede invece la Strategia Ue Biodiversità 2030- e di rimuovere l’obbligo di almeno il 10% dei terreni agricoli dedicati alla biodiversità.

Accanto al mancato accoglimento delle proposte che sarebbero state fondamentali per la salvaguardia delle numerose specie a rischio di estinzione in tutta Europa, altro elemento dell’accordo giudicato preoccupante, è la proposta di dirottare risorse finanziarie verso pratiche “ambientali” che solo le grandi aziende potrebbero permettersi e i cui benefici ambientali sembrano discutibili, come l’agricoltura di precisione. Questo tipo di scelte finanziate con fondi europei, potrebbero ostacolare seriamente le aziende agricole dedite all’agricoltura biologica e all’agroecologia.

Ora si tratta di attendere i risultati del negoziato finale tra le Istituzioni comunitarie, il c.d. Trilogo, ovvero Commissione europea, Parlamento e Consiglio.

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