La nuova Politica Agricola sarà più sostenibile, competitiva ed inclusiva. L’accordo generale trovato dai Ministri dell’UE sulla Politica Agricola Comune (PAC) post 2020 rappresenta un passo avanti importante di un percorso tuttavia ancora lungo, dal momento che adesso si apre il negoziato in trilogo con Commissione e Parlamento europeo.

I contenuti dell’accordo segnano un’evoluzione storica dell’impianto tradizionale della PAC, dal momento che per la prima volta le risorse finanziarie saranno assegnate in base ai risultati e non solo in base al mero rispetto delle norme di conformità.

Ambiziose anche le disposizioni volte ad allineare la Politica Agricola Comune alla sfida dei cambiamenti climatici e della sostenibilità, infatti una percentuale minima del 30% delle spese del II pilastro (Sviluppo Rurale) dovrà essere destinata a misure agro-ambientali, ed almeno il 20% delle risorse del I pilastro (pagamenti diretti) dovranno essere allocate a schemi ecologici, ovvero a misure come l’inerbimento dei frutteti, la riduzione dei fitofarmaci e fertilizzanti, i metodi di agricoltura biologica e ulteriori pratiche agricole benefiche per l’ambiente.

Particolare attenzione viene poi dedicata ai giovani agricoltori e ai piccoli agricoltori: i primi potranno ad esempio beneficiare di un contributo per iniziare l’attività fino a 100.000 euro, mentre per i secondi è prevista maggiore semplificazione e l’esonero da eventuali tagli dei pagamenti diretti necessari per costituire una riserva anticrisi. Su richiesta italiana si prevede, inoltre, la possibilità di destinare una piccola percentuale dei pagamenti agli agricoltori per costituire un fondo con funzioni assicurative nel caso di eventi avversi.

Si ricorda che la PAC riformata entrerà in vigore il primo gennaio 2023 al termine dei due anni di transizione.

L’intesa tra i Ministri UE, come detto, è il primo passaggio formale, resta ora da raggiungere l’intesa definitiva con il Parlamento europeo.

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